Parole Resistenti

Se non ora, quando?

«Stiamo provando in queste ore Il Presidente di Thomas Bernhard, un testo del 1975 che ci supera, scompagina i giorni che stiamo vivendo. Provando si avverte un senso di disagio, di morte. La morte quando è negazione di libertà. Provando a interpretare i simboli del potere si avverte un odore gelido di disfacimento. Come in uno psicodramma immedesimarci ci serve da antidoto, da vaccino. Ma l’assuefazione è un pericolo ad ogni svolta, ad ogni scoppio di parole e dobbiamo tornare indietro e ripetere per dare senso, per prendere atto, resistere sulla parola, togliergli lo stucco e l’intonaco. Andare al nudo del significato per riprenderci la responsabilità dei gesti e degli atti e delle parole contro la morte, il sentore di morte che ogni potere porta con sè violentemente. Vita e libertà sono inscindibili. Queste parole di Vasilij Grossman dicono a chiare lettere il senso di una resistenza oggi. Il degrado della vita è il degrado della libertà. Il titolo Se non ora quando? scelto per la manifestazione di domenica 13 febbraio 2011, a cui parteciperemo coi nostri figli, non è soltanto un appropriato ultimo atto di dignità, ma un richiamo a Primo Levi e alla sua opera immensa di umanista razionale. Nel 1986, un anno prima di togliersi la vita questo intellettuale gridò al suo tempo ne I sommersi e i salvati il pericolo di una zona grigia, profetizzando l’avvento di un nuovo istrione…

Allora se non ora quando? Ci chiedono questo anche le piazze d’Egitto e Tunisia. Questa esplosione di urgenze democratiche arriva qui da noi con una forza insospettabile. Le resistenze dei nostri politici in affari a riconoscere la novità…che pena! Ecco allora la declinazione: fanno resistenze contro la resistenza. Quando tutto crolla allora solo la vita è libertà. Negare la libertà è negare la vita. Lo dovremmo gridare in faccia al sindaco di Rom/a. Questo popolo offeso simbolo concreto di ogni resistenza ricordiamo che veniva deriso, gipsy li chiamavano e finirono in lager. Gipsy stessa radice di Egitto. I casi della storia e della parola. E allora vorremmo dedicare Parole Resistenti al Posto delle fragole alle donne che il potere ha degradato e umiliato così come sarà dedicato a questo tutta la nostra programmazione 2011. Non possiamo più concedere nulla alla violenza, alla volgarità e alla inerzia di questi anni.»

Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti

Associazione Culturale Archivio Zeta

Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant. Contro la desertificazione, contro l’imposizione dell’aridità si rivolge la vera, ponderata, responsabile resistenza. La resistenza, in un tempo che i padroni di oggi pacem appellant, si colora dei connotati dell’ambizione. La volontà, prima e principale, che conferisce significato contemporaneo alla parola resistenza, è quella di divincolarsi dagli stretti lacci del conformismo. Per questo la resistenza, oggi, è sempre più testimonianza di identità e rigetto d’identificazione. Non è, dunque, codificabile alcun metodo del resistere. Alcun lessico peculiare della resistenza è identificabile. Nessuna meta può essere fissata come comune approdo e, quindi, fine della resistenza stessa. I modi, le voci, le idee del resistere sono per antonomasia molteplici, perché ciò che, più d’ogni altra cosa, la resistenza mira a preservare è la libertà.

In questo solco concettuale di strenua difesa del contraddittorio e del controcanto si colloca “Parola Resistenti”; e alla partecipazione di questo impegno è tesa la “missione” di questo spazio.

“Parole Resistenti” al Posto delle Fragole è una manifestazione culturale, voluta dall’associazione culturale Archivio Zeta per chiamare i cittadini a una partecipazione intellettuale e fattiva della Festa di Liberazione, mediante la lettura ad alta voce di brani per ciascuno significativi del resistere, nell’esercizio e nella testimonianza della propria libertà.
Orizzonte ha già partecipato, in maniera informale, all’appuntamento dell’anno passato e ha in animo di fare altrettanto il 25 aprile prossimo a Monte Sole.

La creazione di questo spazio di riflessione e confronto tra autori e lettori è finalizzata alla selezione di un brano da attribuire a Orizzonte, nella speranza che ciò porti a una condivisa pratica di concreta libertà culturale, irrinunciabile nell’attuale periodo di sacrificio dell'”alto” sull’altare dell’appiattimento e delle mediocrità.

Commentando questa pagina, sarà possibile a chiunque condividere riflessioni e formulare proposte, senza limite alcuno di inerenza. Il testo scelto sarà re-citato nell’ambito della manifestazione dagli autori, i quali invitano chiunque lo voglia a fare altrettanto con i propri brani e la propria voce.

Matteo de Pamphilis

Lorenzo Viapiana

Testi:

Edizione 2011

Edizione 2010

One thought on “Parole Resistenti

  1. Matteo de Pamphilis ha detto:

    Credo che la partecipazione all’edizione 2011 di Parole Resistenti debba essere consapevole della particolare situazione nella quale il nostro Paese versa in questo anno.
    Arriviamo al 25 Aprile dopo le celebrazioni del 150° anniversario dell’unità d’Italia, in un silenzio ovattato circa la discrepanza tra i valori che l’Italia hanno unita e i dis-valori che oggi la guidano verso l’incerto.
    Giungiamo al 25 Aprile con la rinnovata consapevolezza di una vitalità civile democratica inestinguibile, pur sottoposta ai quotidiani colpi dell’a-culturazione e della dis-informazione, ma che non trova rappresentanza istituzionale.
    Infine, con sintesi estrema, viviamo questo 25 Aprile nella lacerante mancanza della cultura e del culturale, incapaci o, forse, inadeguati a spiegare questo presente.
    Credo, perciò, che sia nostro dovere e piacere presentare un brano che recuperi l’alta bellezza della letteratura italiana in versi; che sia necessario, con ciò, testimoniare questa inadeguatezza storica a legare insieme il mezzo della partecipazione civile al fine della riconquista democratica, come nella Resistenza; e, conclusivamente, che l’onestà storica imponga di ricorrere a parole disilluse e rabbiose, forti ma sottili, da recitare nell’ambito di una manifestazione culturale come se il destinatario fossero quelle sorde e sporche istituzioni “democratiche”.
    Mi piacerebbe confrontarmi su questi pochi punti, prima di proporre concretamente un testo.
    MdP

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