Riflessioni vane

Per un 25 aprile antiretorico

Riflessioni a margine sulla resistenza

“Il loro interesse per la Resistenza era difficile da valutare. Dice Berto che quando arrivò su da noi, io che ero a riceverli, dopo le prime accoglienze, gli domandai severamente: <Perché sei qua , tu?> e lui, preso alla sprovvista, non sapendo cosa altro dirmi, sperando di farmi piacere, disse: <Per la bandiera della Patria>. Sfortunatamente io avevo la luna, e gli dissi ancora più severamente: <E cosa te ne importa a te della bandiera della Patria? (ma non dissi te ne importa). Berto aggiornandosi immediatamente, disse: <Non me ne importa un fico secco>; e io gli dissi con estrema severità: <Perché?>. Qui Berto smise di rispondere, e pensava: “Si vede che questa è la banda dei perché”. (L. Meneghello, I piccoli maestri)

E se domandassimo a ciascuna delle migliaia di persone che ogni anno salgono a Monte Sole il 25 aprile <Perché sei qua tu?> quali risposte otterremmo? Certamente molteplici e variegate ma ricorrerebbero alcune parole quali democrazia, costituzione, libertà, memoria, resistenza, valori e pace. Se accogliendo il metodo, non paghi della prima, immediata associazione di idee dei nostri interlocutori, rincarassimo la dose con un altro <Perché?> molto probabilmente otterremmo lo stesso effetto sortito dal partigiano Meneghello sul malcapitato Berto, un silenzio sconcertato oppure un fastidio, una predica, una lezione imparata a memoria, uno sguardo tautologico.

Che significa la parola democrazia? Che significano le parole libertà, resistenza e pace? Quale il senso della memoria? Perché la costituzione? Si ha l’impressione che ogni anno il 25 aprile a Monte Sole, come altrove, si celebri una liturgia con le sue formule e i suoi dogmi di fede impastati di una goffa retorica, che vada in onda uno spettacolo con le sue “star”, i suoi maestri di cerimonia e le sue folle plaudenti. I fedeli, gli spettatori o gli avventori si aggirano famelici di valori, di memoria e di identità, bisognosi di un collante che restituisca loro un “noi” smarrito. Non c’è alcun “noi” nella massa inginocchiata davanti a due capipopolo come Gallo e Landini, implorante parole di conforto, di conferma, di autoassoluzione o di vago inneggiamento alla resistenza. Ci sono soltanto migliaia di solitudini televisive in cerca di illusioni, di svago, di certezze e di conforto. La resistenza sta di certo altrove perché non può stare là dove ci sono comizi, palchi e slogan. Certo il bisogno di un’identità collettiva è forte e urgente ma essa non può costruirsi in maniera assertiva e frontale, necessita di un tempo e di uno spazio circolari che dovrebbero essere quelli del dialogo, della discussione, della simmetria. Forse è inutile continuare a fare appello a una costituzione di fatto stracciata da tempo: viviamo in uno stato di eccezione permanente dettato a sua volta da uno stato di emergenza continuo di cui la situazione politica attuale del nostro paese è l’ultimo perfetto ritrovato; una totale sospensione, per il momento a tempo determinato, della cosiddetta sovranità popolare. Forse è inutile appellarsi alla parola “pace” quando questa parola è stata totalmente privata di senso e utilizzata per portare la morte su larga scala per interessi prettamente economici e geopolitici con il consenso “bipartisan” delle nostre istituzioni “democratiche” nei Balcani, in Iraq, in Afghanistan, in Somalia e in Libia. Quale democrazia si vorrebbe difendere il 25 aprile? Quella dei cosiddetti Centri di Identificazione ed Espulsione dove per 18 mesi persone che non hanno commesso alcuna violenza a cose o persone possono essere private della loro libertà? Quella che per tutelare gli interessi delle banche e del capitalismo finanziario continua a impoverire economicamente, oltre che culturalmente con i suoi mezzi di comunicazione di massa, gli strati più deboli della società? Di quale libertà stiamo parlando? Della libertà di essere ciò che vogliamo o della libertà di poter consumare ciò che vogliamo? Della libertà di essere liberi o della libertà di essere sicuri? Che senso ha ricordare la guerra civile italiana, la resistenza, la lotta partigiana, i fatti di Monte Sole? Quello di aver svolto, un paio di volte all’anno, il nostro dovere civico di memoria? Quello di aver recitato la litania del “mai più”? Non ci sono stati martiri a Monte Sole, non ci sono stati eroi e non ci sono state belve: ci sono state vittime inermi; ci sono stati esseri umani con le loro paure, le loro debolezze e le loro sofferenze; ci sono state scelte e responsabilità ed è nostro lavoro andare a fondo nell’analisi del perché di queste scelte. Il 25 aprile nessuno può permettersi di dispensare alcun vaccino o certificato di antifascismo per il semplice fatto che non esiste vaccino. Il fascismo non è una malattia, non è un “morbo” ma un carattere intrinseco dei comportamenti umani, e non esiste cura. Esiste soltanto un’ipervigilanza continua rivolta verso noi stessi, verso le nostre parole e le nostre azioni. L’eretico moderato Giuseppe Dossetti, sul quale viene fatta tanta retorica legalitaria relativa al patriottismo costituzionale, desiderava inserire nella costituzione un articolo sovversivo che non venne mai inserito e che avrebbe dovuto fungere da contraltare allo strapotere e alla naturale deriva totalitaria dello Stato nei confronti dei cittadini: “La resistenza, individuale e collettiva, agli atti dei pubblici poteri che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente costituzione è diritto e dovere di ogni cittadino.” Questo articolo mancante della costituzione sarebbe forse stato il più importante e certamente il più vicino alla scelta di chi, dopo l’otto settembre del ’43, si rivoltò contro il potere. Siamo soltanto “fucking bandits”, fottuti banditi, risponde il partigiano Meneghello a un ufficiale inglese alle porte di Padova e in un altro passaggio memorabile del suo racconto scrive:”Si doveva proclamare l’insurrezione subito. Non la resistenza, ma l’insurrezione: il fondo della situazione, la sua carica esplosiva era politica, non convenzionalmente militare; bisognava impostare subito una guerra politica e popolare, non una guerra generale e attesistica; agire, non prepararsi.” Che significa allora resistere oggi? Resistere a cosa? Che significa agire? Certamente non significa bearsi su un prato delle belle ma vaghe parole di un qualsiasi leader carismatico o icona pop che si premura un po’ troppo di dire ciò che vogliamo sentirci dire. Forse il 25 aprile, soprattutto di questi tempi, dovrebbe svolgere una funzione, tutt’altro che tranquillizzante, di profonda messa in discussione delle nostre scelte di vita ed eventualmente di ricercare, creando spazi di dibattito tra le persone, le possibili resistenze concrete alle attuali forme di oppressione. Se così non sarà il 25 aprile si trasformerà sempre più in una bella festa di primavera o, ancora peggio, in una parata intrisa di nazionalismo della bandiera e delle istituzioni a cui purtroppo già il 2 giugno è stato ridotto. Con Meneghello a noi piace intendere la parola “resistenza” nell’accezione di insurrezione o come diceva il naturalmente anti-retorico partigiano della Stella Rossa, Carlo Venturi, di ribellione a qualcosa che ci sembra ingiusto. E il metodo di questa ribellione non è dettaglio ma sostanza e non può che essere quello del confronto e del dibattito che chiama in causa la coscienza di ciascuno di noi nelle sue singole scelte quotidiane. Quest’anno la Scuola di pace di Monte Sole ha puntato l’attenzione sulla resistenza di quelle realtà contadine che nel territorio di Monte Sole, come altrove, sono volontariamente uscite dalla logica del profitto e dello sfruttamento nella ricerca di un rapporto originario e più umano con la terra e con le persone. Per la stessa ragione i lavoratori e le lavoratrici della Scuola di pace sostengono i cittadini e le cittadine della val di Susa e di tutte le aree attraversate dal tracciato Tav o stravolte da altre “Grandi Opere” di distruzione, nella richiesta di una gestione partecipata del territorio. Contribuire alla ricostituzione di una civiltà contadina dignitosa e autosufficiente alle pendici di Monte Sole, qual era quella massacrata nell’autunno del 1944, ci è sembrata una priorità dell’agenda resistenziale odierna. Per i 25 aprile futuri, continuerà ad essere nostro proposito quello di cercare di analizzare le attuali forme di oppressione del potere che continua come settant’anni fa, ma in maniera più subdola e magmatica, a disumanizzarci e a renderci schiavi con la nostra complicità attiva o passiva e continueremo di conseguenza a cercare di dare spazio a un lavoro di consapevolezza e di ricerca delle possibili forme concrete di ribellione. La memoria dei fatti di Monte Sole non è dunque per noi dovere, celebrazione o trasmissione di valori ma faticoso e frustrante lavoro quotidiano di decostruzione di tutti i valori e di tutte le parole. Non può in nessun caso essere ridotto ad evento spettacolare ma crediamo debba essere un puntiglioso lavorio di cesellatore, non rito identitario ma decostruzione di ogni identità. Da “piccoli studenti” dell’anti-retorica in occasione dei prossimi 25 aprile cercheremo sempre più, con il partigiano Meneghello, di “esprimere un modo di vedere la resistenza assai diverso da quello divulgato, e cioè in chiave anti-retorica e anti-eroica. – Siamo convinti – che solo così si può rendere piena giustizia agli aspetti più originali e più interessanti di ciò che è accaduto in quegli anni”. Aprile-Luglio 2012

di Marzia Gigli, Elena Monicelli, Mattia Seligardi lavoratori/trici della Scuola di pace di Monte Sole – 2.8.12

Il Muro

Questo contributo non dirà niente di nuovo. La costante tensione verso la novità se, da un lato, sospinge la nostra capacità riflessiva verso sfide sempre nuove, dall’altro lato censura o sopprime antiche consapevolezze. Esse, invece, come più volte abbiamo scritto su queste pagine, necessitano di un continuo e rigoroso esercizio di responsabilità, che si attua nel ripeterle assiduamente, sicché la novità si avrà nel nuovo vigore del loro significato.

Ebbene, la riflessione di oggi nasce da un’antichissima consapevolezza. Cioè che occorra una grande qualità umana, per riuscire nelle piccole cose.

Tale pensiero mi è stimolato dal ragionamento inverso. Ho notato, infatti, che l’incapacità di operare con rettitudine nel quotidiano, e nel proprio piccolo, spesso si rivela come il principale indizio dell’assenza di grandi e grandemente magnificate qualità morali personali.

La piccola inettitudine è la punta dello scalpello che abbatte il possente muro dell’autocelebrazione. Questo spiega, malamente, perché spesso ci sorprendiamo a fissare, incantati, quel muro, senza far caso al fatto che l’impugnatura del martello è, da tempo, stretta nel nostro pugno; solo, per l’incanto, mai abbiamo saputo battere.

Ciò spiega, inoltre, come il lavoro di ricerca della propria qualità sia un esercizio che allena alla precisione, e mai alla forza. Avere una visione d’insieme non significa poter vedere il muro nella sua interezza, ma cogliere, in essa, il difetto, la crepa, l’ombra.

A questo gesto, segue l’esercizio del proprio spirito critico, che demolisce il muro pezzo per pezzo, riconducendolo alla sua dimensione naturale. Se non si è in grado di fare ciò, è perché non si è coltivata a sufficienza la propria qualità, e magari si è edificato un proprio, maestoso, muro, forti del quale può solo andarsi allo scontro e al reciproco crollo.

Far caso al mondo delle piccole cose, dunque! e verificare come gli uomini si muovono in esso e come vi operano. Per appuntare, poi, la nostra critica sulla differenza che c’è tra il minuscolo mondo reale e il fantastico gigante muro. E, soprattutto, mai lasciarsi trascinare al muro contro muro; perché magnifiche azioni e superbe parole possono celare morali miserie, mentre piccoli gesti conducono a ignote bellezze.

MdP – 31.7.12

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: